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LA CHIUSURA DI IACCHITÉ NON PUÒ RESTARE UN AFFARE SOLO DEI LETTORI

074/03/2026

 

Il sequestro preventivo che ha oscurato iacchite.blog – disposto dal Gip di Cosenza su richiesta della Procura e confermato a febbraio 2026 – non è una semplice vicenda tecnica, né un “capriccio” di chi seguiva le inchieste di Gabriele Carchidi e Michele Santagata. È un banco di prova per chi ha responsabilità pubbliche: amministratori, parlamentari, redattori di testate nazionali e regionali. Tocca a loro chiedersi, ad alta voce, se una democrazia possa permettersi che la verità venga spenta perché scomoda.

C’è un precedente storico che aiuta a inquadrare la questione. I ciclostilati anonimi degli anni Settanta diffondevano calunnie, ma anche notizie che nessun giornale avrebbe stampato. Oggi il meccanismo si è rovesciato: chi firma il proprio lavoro – Carchidi, e Santagata, aggredito nel 2020 per le inchieste sulla “cupola” politico-mafiosa calabrese – finisce emarginato, denunciato, talvolta arrestato. La responsabilità personale, che dovrebbe dare peso alle parole, diventa un’etichetta di rischio.

Per questo la solidarietà che conta non è quella di un singolo cittadino che condivide un link, ma la presa di posizione visibile di chi occupa poltrone istituzionali. Interrogazioni parlamentari, articoli di approfondimento che ricostruiscano senza giri di parole il decreto di sequestro, spazi concessi agli autori per spiegare la loro versione: sono questi gli atti che impediscono al silenzio di diventare complicità.

Chi ha la coscienza pulita non teme Iacchité. Chi trama, nasconde o trae profitto dall’opacità della Calabria – politica, magistratura, affari – ha invece tutto l’interesse a vederlo oscurato. Non si tratta di assolvere preventivamente contenuti poi giudicati diffamatori: la Cassazione stessa ha annullato condanne per eccesso di pena, ricordando che il carcere per diffamazione deve restare eccezionale. Si tratta di difendere il principio che la critica, anche scostumata, non si soffoca con un blocco totale del sito ma si contesta nel merito, articolo per articolo, in giudizio.

Se i politici che si proclamano garanti dell’opinione pubblica – anche quelli che si sentono colpiti dalle inchieste di Iacchité – continuano a voltarsi dall’altra parte, saranno i fatti a ricordargli che la paura della verità è già una confessione. La libertà di stampa, anche quando graffia, resta l’unico anticorpo contro il buio. Tocca a chi ha voce istituzionale usarla, ora.

 

Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

 

C’ERA UNA VOLTA IL COMITATO NO SCIPPO

26/01/2026

 

Per chiarezza e per rispetto della collettività così sensibile ai nostri appelli, della stampa che in questi mesi ci ha dato ampio spazio su una battaglia che ritenevamo e riteniamo legittima e, infine, per noi stessi comunichiamo che la Consulta del Commercio, Buongiorno Cosenza e Comitato No Fusione hanno deciso, a far data dallo scorso 23 gennaio, di lasciare il Comitato NO SCIPPO del quale queste tre realtà sono state fra i fondatori.

Divergenze “editoriali” ci hanno motivato in una scelta che, seppur dolorosa, appare quanto meno necessaria e dovuta per quanti hanno visto in questo Comitato una voce civica libera, autentica, scevra da ideologie e preconcetti e, soprattutto, lontana da accadimenti estranei alla vicenda del nostro Ospedale.

Il nuovo Ospedale di COSENZA, e sottolineiamo COSENZA, per il quale sono stati stanziati circa 450.000.000 Euro, DEVE RESTARE A COSENZA.

Questo il mantra che ci ha motivato e ci motiva con ancora più forza oggi.

Questo significa che, se il ricorso presentato dal Sindaco Caruso, che sta lottando strenuamente con scarso appoggio di istituzioni, enti, partiti politici, rappresentanze istituzionali varie per ottenere un nostro diritto, non di campanile ma di giustizia, non dovesse essere a nostro favore, a questo punto tutti noi avremo l’obbligo di combattere affinché l’Ospedale resti comunque nella NOSTRA CITTÀ.

Su questa battaglia speriamo di coinvolgere quanti come noi hanno a cuore che a Cosenza resti l’Ospedale senza se e senza ma, anche a costo di negoziare “politicamente “questa opportunità.

Noi ci eravamo, ci siamo e ci saremo. Sempre.

 

Consulta del Commercio

Buongiorno Cosenza

Comitato No Fusione

 

ROBERTO OCCHIUTO: UN COSENTINO CHE ODIA COSENZA?

29/09/2025

 

La decisione di realizzare il nuovo ospedale di Cosenza ad Arcavacata offre diverse chiavi di lettura, ma una in particolare si presta a una considerazione feroce quanto veritiera: Roberto Occhiuto è un cosentino che odia Cosenza.

Ciò è sembrato emergere sabato scorso, nella sede dell’Auser di Cosenza, in una affollata conferenza stampa promossa da: Comitato No alla Fusione di Cosenza, Comitato Cosenza - No alla fusione per una citta policentrica, Cos.S.A - Cosenza Storica Attiva, Associazione Dossetti - Prima che tutto crolli e Buongiorno Cosenza, e conclusa dal sindaco avv. Franz Caruso, per denunciare il maldestro tentativo di scippare a Cosenza il suo ospedale.

Tutti i relatori presenti hanno evidenziato la violenza dell’atto, riconducendo la vicenda al nocciolo della questione: un conto è un Policlinico universitario di cui v’è necessita, stante la nuova e ben venuta Facoltà di Medicina a Arcavacata, altra cosa è dare a Cosenza un ospedale hub già assegnatole con atti dell’INAIL e dei ministeri competenti (finanziamenti destinati espressamente alla città capoluogo).

Affermare oggi che spostare l’ospedale ad Arcavacata è una scelta lungimirante è nella migliore delle ipotesi una valutazione superficiale. Anche i bambini sanno che una cosa è l’ospedale hub a servizio di una intera provincia, altra cosa è il policlinico universitario, dove le attività per forza di cose sono significativamente differenti.

Del resto, una cosa non escluderebbe l’altra. I nostri cugini catanzaresi, più fortunati di noi perché dispongono di politici più muscolari e meno genuflessi al potente di turno, hanno l’ospedale Pugliese Ciaccio in città e il policlinico universitario a Germaneto.

Funzionano entrambi bene, del resto anche il presidente Roberto Occhiuto si è fatto operare lì scegliendosi anche il medico esterno - alla faccia di chi non può godere di questi privilegi -, e offrono un’assistenza sanitaria migliore, questo va detto, rispetto a quella rinvenibile all’Annunziata di Cosenza e non certo per responsabilità del personale medico e paramedico.

Senza contare cosa comporterebbe per l’economia complessiva della nostra città la perdita dell’ospedale e quale colpo mortale sarebbe per il vasto territorio a sud del capoluogo. Cosenza vivacchia per quattro locali di movida, per qualche attività professionale, per le scuole che ancora vi insistono e per un commercio che nessuno hai mai tutelato.

E allora perché meravigliarsi della scelta di Occhiuto? Anche spostare fuori dalla città l’ospedale segue questa logica: Roberto odia Cosenza.

Una iperbole? No, una verità se si considerano alcuni fatti decisamente inconfutabili.

In questi anni di governatorato, Roberto Occhiuto non ha mai rivolto uno sguardo benevolo verso Cosenza, la città che gli ha dato i natali e che lo ha eletto consigliere circoscrizionale, consigliere comunale, consigliere regionale, deputato e in ultimo presidente della Regione Calabria. Una vita spesa al servizio della collettività? Mah! Sembrerebbe il contrario.

Non lo ha fatto quando ha deciso motu proprio (c’era lui dietro il disegno di legge presentato da alcuni suoi sodali) di fondere Cosenza, Rende e Castrolibero senza un preventivo quanto doveroso studio preliminare unitamente a una propedeutica concertazione tra le parti. Un salto nel buio, come è stato definito, con il solo scopo di mettere le mani sui territori sui quali aveva da sempre poco appeal. È andata a finire come tutti sanno: la corazzata è stata affondata.

Non lo ha fatto quando non ha mosso un dito per ciò che resta dell’AMACO, il cui fallimento ha un cognome uguale al suo. Chi sarà?

Non lo ha fatto per lo stadio San Vito-Marulla, non concedendo al comune di Cosenza gli stessi fondi che aveva destinato al “Militare” di Catanzaro (12 milioni di euro sic!), al tempo militante in egual categoria.

Ma è sulla Sanità che il presidente e commissario si è superato, proseguendo nel solco tracciato da illustri (si fa per dire!) predecessori – chiusi 18 ospedali (il governatore era di centro destra… ricordate?!) - smantellando quella pubblica e costruendo ponti d’oro per quella privata.

Alla luce di queste poche ma significative considerazioni, si rafforza in noi il sospetto che Occhiuto odi Cosenza.

E a voi?

 

Comitato No alla Fusione di Cosenza

Comitato Cosenza - No alla fusione per una citta policentrica

Associazione Dossetti - Prima che tutto crolli

Buongiorno Cosenza

 

NON CI HANNO VISTO ARRIVARE

03/12/2024

 

A più di 24 ore dal voto referendario vedo che quelle che abbondano sono le analisi dei protagonisti del si. Sarebbero tutte legittime, ci mancherebbe, se in premessa dicessero: “abbiamo sbagliato perché non li abbiamo visti arrivare”, tuttavia non mi sembra questo il taglio degli interventi.

E giù le giustificazioni riabilitative: i cittadini non hanno capito, i cittadini non hanno a cuore le sorti del loro territorio, i cittadini hanno perso una grande opportunità di sviluppo, per arrivare (vi prego di non ridere) i cittadini con la loro astensione hanno delegato chi ha potere di decidere surrogandoli.

Tutte castronerie.

Noi del fronte del NO, sempre ed in ogni dove, abbiamo sostenuto di non essere aprioristicamente contrari a fusioni, conurbazioni o unioni.

Noi del NO siamo stati, siamo e saremo sempre contro chi pensa di poter decidere del futuro delle persone senza neanche sprecarsi a spiegare loro il perché ed il percome. Questo atteggiamento è stato punito dalla gente e non solo quella comune che si è opposta alla protervia, all’arroganza, alla presunzione.

Questa politica viene miseramente bocciata così come chi si è intestato questa fusione.

In altri tempi, i promotori avrebbero preso atto del fallimento rimettendo il mandato affidato ma non è questo il tempo né gli uomini (e le donne). Lo spirito di autoconservazione è troppo forte e, a parte sparute lodevoli decisioni, tutti resteranno al loro posto pontificando, lanciando proclami o individuando responsabili di un fallimento.

Un vero peccato. Sarebbe certamente meglio rimboccarsi le maniche e sedersi ai tavoli di concertazione dove ragionare con chi ha vinto su come e con che tempi avviare processi di condivisione o unione.

Un tavolo che non veda escluse certamente quelle sigle che hanno sostenuto il Sì (Coldiretti ad esempio…) piuttosto che il Rettore dell’Università che ha dimostrato una coscienza civica sinceramene impensabile tanto da far pensare a più di uno che questa spinta unionista fosse più generata da un interesse di parte che da un sano civismo.

Noi del No non abbiamo preclusioni o incompatibilità verso chicchessia, anzi. Abbiamo però la ferma determinazione di far valere le logiche rivendicazioni di chi ha a cuore la propria storia, le proprie vocazioni e le proprie aspettative. Una fusione non mortifica nessuno. Una fusione non è uno strumento punitivo o di omologazione. È la ricerca di convenienze per quanti amano la loro terra e cercano opportunità nuove e vantaggiose per sé ed I propri cari.

Cari amici del Si avete perso ma noi del NO vi tendiamo la mano, vi perdoniamo e vi aspettiamo a dialogare e a capire che le dittature in Italia sono finite nel ‘45 (o nel ‘43 se preferite).

Venite e vi sarà aperto, ma siate contriti più che con noi con i cittadini.

Magari vi perdoneranno anche loro.

 

Sergio Nucci

BUONGIORNO COSENZA -Componente Comitato “NO FUSIONE”

 

PERCHÉ’ DICIAMO NO

29/11/2024

 

La notizia che anche le cooperative sociali di Cosenza sarebbero a rischio se vincesse il SI ha fatto storcere il naso a qualcuno tanto da definirla una fake-news.

Proviamo allora a capire cosa succederebbe se vincesse il SI.

Il corposo disavanzo creato dall’Amministrazione Occhiuto, negli anni 2020 e 2021, successivi alla dichiarazione di dissesto (pronunciata dal Consiglio Comunale di Cosenza nel Novembre 2019), facente parte della gestione ordinaria dell’Ente e, dunque, del relativo bilancio corrente, confluirà automaticamente e inevitabilmente nel bilancio della Città Unica, laddove dovesse prevalere il SI.

L’enorme passivo è attualmente gestito dal Comune di Cosenza, secondo una procedura straordinaria prevista dal TUEL, dal momento che il bilancio stabilmente riequilibrato, benché approvato (peraltro con enormi vizi), non è riuscito a porvi rimedio, essendo, come detto, un’eredità piuttosto pesante, difficilmente gestibile e soprattutto sanabile.

Per quanto detto, in caso di fusione dei comuni, la conseguenziale partecipazione al risanamento del debito, pro quota, dei cittadini ora residenti nei Comuni di Rende e Castrolibero sarebbe automatica. In soldoni: il debito sarà diviso tra le tre comunità.

Ma non è tutto. A quel passivo va aggiunta la grande mole debitoria, oggetto del dissesto, accumulata dal Comune di Cosenza fino al 31.12.2019, ora gestita dalla Commissione Straordinaria di Liquidazione, le cui pendenze, laddove non definite integralmente in sede di chiusura del medesimo dissesto, faranno proporzionalmente parte anch’esse del passivo dell’ipotetica Città Unica, oltre, chiaramente ai mutui contratti.

In tale quadro a tinte fosche (non riusciamo a trovare una frase più edulcorata), è evidente che le priorità attuali del Comune di Cosenza non potranno mai essere le stesse della Città Unica, che dovrà tener conto anche delle necessità degli altri due Comuni confluiti (Castrolibero e Rende).

Da ciò ne conviene che il personale delle cooperative, che oggi assorbe una cospicua fetta del bilancio del Comune di Cosenza, potrebbe addirittura non essere totalmente confermato, a discapito di quelle maestranze che, fino ad oggi, nel bene e nel male, hanno reso servizi allo stesso Comune di Cosenza.

Invece, proseguendo separatamente e, quindi, votando NO, si farà in modo innanzitutto che tutte le descritte e consistenti poste debitorie del Comune di Cosenza (cooperative comprese) possano esser definite con la citata procedura straordinaria in essere e contemporaneamente non vadano a pesare sugli incolpevoli Cittadini di Castrolibero e Rende, i quali, così, non vedrebbero diminuiti i servizi loro attualmente erogati.

Tali lapalissiane valutazioni sarebbero state oggetto certamente del preventivo confronto tra i Cittadini, le Categorie produttive e i Consigli Comunali dei tre Comuni, che oggi si vogliono per forza fondere. Ma così, purtroppo non è stato. D’imperio si è deciso di passare sulla testa delle persone, in barba ad ogni principio di buon governo della cosa pubblica.

Ma nulla è ancora deciso se il primo dicembre votiamo e facciamo votare NO ALLA FUSIONE.

 

Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

 

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