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E SE BOCCIASSERO IL RIEQUILIBRIO?

11/03/2023

 

Mentre la città ancora si divide sull’opportunità o meno di far svolgere nel centro cittadino l’iniziativa nazionale di Coldiretti, i rumors provenienti dal Comune, circa una paventata bocciatura da parte del Ministero degli Interni e della Corte dei Conti del piano di riequilibrio presentato dalla giunta Caruso, agitano le notti di chi già immagina  quali ulteriori pesanti conseguenze avrebbe tale decisione su Cosenza e i suoi abitanti

In verità, già all’epoca, la lettura della relazione dell’Assessore Giordano sul nuovo piano di riequilibrio finanziario pluriennale (Consiglio Comunale del 17.01.2023), se in molti ha provocato stupore nel constatare l’enorme mole debitoria da fronteggiare, ai miei occhi, immodestamente, è apparsa come l’ennesima conferma di quanto avevo predicato, inascoltato, in tutti gli anni in cui si consumava il “sacco” delle casse comunali.

Adesso è evidente come le precedenti Amministrazioni - soprattutto l’ultima -, abbiano compiuto danni di proporzioni colossali ai cittadini di Cosenza.

Danni frutto di adozione di bilanci “farlocchi”, basati su entrate virtuali (alienazioni di beni notoriamente non appetibili) e conseguenti anticipazioni chiaramente dopate.

Nel nostro bilancio l’importo di quelle anticipazioni si aggira intorno a 140 milioni di euro! Ma non è finita certamente qui, in quanto, per come spiega l’Assessore, la massa passiva a cui bisogna far fronte è pari a 219 milioni di euro che comprende: 23 milioni derivanti dal disavanzo 2021, debiti fuori bilancio per 2 milioni, accantonamenti per 180 mila euro, fondo contenzioso e disavanzo presunto per 728 mila euro, perdite Amaco al 31/12/2021 per 2 milioni e 800 mila euro, nonché il mutuo che la Commissione Straordinaria di Liquidazione ha chiesto per il precedente piano di riequilibrio di 72 milioni di euro.

Per la redazione del piano, l’assessore dice di essersi avvalso della collaborazione di una società (non meglio specificata) con la quale si è arrivati alla conclusione che si tratta di un “disavanzo fondamentalmente tecnico”. Cioè virtuale e non reale sic!.

Ma ciò che mi lascia perplesso è l’affermazione dell’ottimista assessore al bilancio: “L’indebitamento reale non era così enorme. Dei 219 milioni, indebitamento vero ne abbiamo ben poco e molto contenuto, non da rendere impossibile operazioni di riequilibrio”.

Ma l’assessore dice davvero o scherza?

Ci sarà allora una posta tecnica che può aiutare l’Ente a recuperare questo gap? La risposta al dubbio è presto svelata: “tutto sta nella capacità di riscossione che blocca in maniera inaudita la contabilità dell’Ente”.

Considerato che per le entrate dell’Ente non sono state ancora assunte decisioni importanti e funzionali al gettito effettivo, l’ottimismo dell’Assessore, piuttosto, potrebbe derivare dal fatto che nel bilancio è previsto un “Fondo crediti di dubbia esigibilità” di 62 milioni di euro.

Avendo ipotizzato anche una capacità invariata della riscossione pari a quella attuale (meno del 30% secondo molti), il “Fondo crediti di dubbia esigibilità” salirebbe in vent’anni (anno più anno meno) da 62 milioni di euro a 400 milioni di euro! Risorse che dovranno coprire le inefficienze della riscossione e probabilmente di bilanci non del tutto veritieri e comunque che non possono essere utilizzate per altri ben più importanti fini istituzionali.

La società incaricata ha fatto anche una proiezione ipotizzando una riscossione superiore a quella in essere pari al 45% ed in 20 anni si dovrebbero recuperare 162 milioni di euro (ma non erano 219?) che garantirebbero la copertura di buona parte della massa passiva. Altre azioni con benefici che si potranno cominciare a vedere a partire dal 2025. Ma il dato basilare resta uno solo: per uscire dall’impasse ci si può solo affidare alla capacità di riscossione del Comune.

Alla luce di quanto detto si possono fare due considerazioni:

1) la capacità di riscossione ipotizzata di appena il 45%, appare, a mio avviso un primo segnale di insufficienza per chi è tenuto ad esaminare il piano (Ministero Interno e Corte dei Conti);

2) conseguentemente il recupero, neanche totale della massa passiva, nell’arco di tempo, oserei dire massimo, dei vent’anni è il secondo parametro negativo.

L’incapacità di riscuotere i crediti sarebbe, dunque, alla base del timore di questi giorni di veder naufragare miseramente il progetto di riequilibrio proposto dall’Amministrazione Caruso.

La proposta concreta, seria, rispetto al problema della riscossione, constatata la completa inefficienza dell’attuale gestore, sarebbe stata quella di non dare “proroghe tecniche” di sei mesi, come è stato fatto, ma di procedere ad affidare la riscossione spontanea e coattiva all’Agenzia di riscossione S.p.A. (agenzia statale), al fine di assicurare certezza, efficienza ed efficacia delle entrate loro affidate.

Oltre a ciò, procedere, senza tentennamenti, ad una riorganizzazione del Settore Tributi, evidentemente non più capace di seguire, di controllare e verificare il lavoro affidato a terzi (e cosentini ne sanno qualcosa degli attuali “terzi”). D’altra parte il Settore tributi è il protagonista principale per l’incamero delle maggiori risorse di parte corrente, per l’Ente!

 

L’unico merito che si può riconoscere a questa Amministrazione è di aver scoperchiato il vaso di Pandora (speriamo definitivamente!), ovvero dell’enorme indebitamento che grava e graverà per lunghi anni sulle spalle dei cittadini di Cosenza.

Ma mi chiedo e chiedo: adesso che si conosce la quantità di indebitamento si possono anche conoscere i nomi dei politici e dei burocrati (che a volte ritornano?) che si sono macchiati di tale nefandezza?

 

In procura dicono che il Sindaco ed i suoi “bilanci” non si siano ancora visti, nonostante le promesse dei primi tempi.

Sarà, io, dal canto mio, attendo le notizie ufficiali da Roma e incrocio le dita.

 

Sergio Nucci

“Buongiorno Cosenza”

 

 

 

IL METODO BOCCIA BOCCIATO A COSENZA

16/08/2021

 

Nei giorni scorsi abbiamo partecipato alla riunione convocata dal PD per la scelta del candidato sindaco di centrosinistra alle prossime elezioni comunali di Cosenza.

Lo abbiamo fatto con spirito di servizio e di condivisone e soprattutto per riportare la nostra città nel suo naturale alveo progressista, democratico e riformista.

Ci siamo, sin da subito, resi conto che il metodo Boccia, imposto con fare dittatoriale e non mediabile, non incontrava il consenso nostro e degli altri partecipanti alla riunione.

Ne abbiamo preso atto ed abbiamo annunciato che quella mancanza di confronto e sintesi che auspicavamo non potevano essere semplicisticamente e proditoriamente essere imposti ad una intera area che da più tempo sente l’esigenza di fare fronte comune rispetto alla preponderante avanzata delle destre in città ed alla regione.

Abbiamo lasciato la riunione ma non abbiamo però abbandonato l’intento di lavorare ad un progetto autenticamente inclusivo che possa ancora in queste ore fare sintesi ed offrire alla città la migliore figura per concorrere al prossimo turno elettorale.

E tutti gli appelli che in queste ore si susseguono a riunirsi al di fuori del “BocciaDiktat” devono necessariamente essere presi in considerazione e perseguiti.

Ci sono donne, uomini e tempi per creare un’aggregazione autorevole, non autoritaria, che sappia entusiasmare il nostro elettorato. Che sappia dialogare con le fasce più umili e rivolgersi da pari all’intellighenzia. Che sappia riconoscere gli errori del consociativismo e adoperarsi per diventare momento di sintesi per chi non ha condiviso da sempre questi dieci anni di buio e di favori.

Noi ci siamo e, ripeto, ci saremo. In queste ore siamo certi che qualcosa accadrà per il bene, autentico, della nostra Cosenza.

 

Sergio Nucci

Buongiorno Cosenza

 

SUL TEATRO TIERI

05/07/2021

 

Nell’indifferenza generale, segno di sconforto e rassegnazione, l’attuale Amministrazione di Cosenza, con la delibera n. 63 del 23 giugno del 2021, intenderebbe individuare un soggetto privato che possa garantire alla vasta (?) utenza un’adeguata offerta culturale per la concessione temporanea dei servizi di gestione tecnica, artistica ed organizzativa del cinema Teatro Italia “Aroldo Tieri”. La durata della concessione, secondo il bando di gara, è di 5 anni e la “congrua” cifra per la “locazione” dell’immobile sarebbe fissata in 1.700 euro mensili.

Perché un Cinema Teatro di proprietà della Regione -che il Comune di Cosenza ha in concessione d’uso in virtù di una convenzione trentennale stipulata in data 19 febbraio 1997- viene dato in gestione ad un privato invece di essere usato e fatto vivere, come sarebbe normale, dall’Amministrazione comunale? Perché, recita la delibera, “il regime di dissesto finanziario non consente di destinare alla struttura le risorse necessarie ad allestire una programmazione costante e di qualità; l’Amministrazione comunale non dispone di una struttura tecnica in grado di curare la gestione diretta dell’attività di spettacolo cinematografico e culturale”.

Alcune urgenti e gravi domande sorgono spontanee: chi ha provocato questo dissesto finanziario? Chi ha governato la città negli ultimi dieci anni senza dotarsi di una struttura tecnica adeguata?

Dopo aver lasciato marcire, senza nessuna programmazione, il Cinema Teatro “Italia-Tieri” l’Amministrazione comunale in ‘prorogatio’ vuole dare in gestione, per due lire, uno dei più pregiati pezzi del suo patrimonio per i prossimi 5 anni?

Chi ci assicura che l’”Italia-Tieri” non faccia la stessa fine del Castello svevo trasformato in lounge bar e “location” per feste e matrimoni?

E se il prossimo Sindaco e la sua Giunta volessero fare diversamente, perché le politiche future devono essere ipotecate, in ‘articulo mortis’, da un’Amministrazione che sta deliberando ben oltre il termine della sua scadenza naturale?

 

Sergio Nucci

“Buongiorno Cosenza” 

 

 

E NOI NON CI ARRENDIAMO

23/06/2021

 

Mentre il sindaco Occhiuto è occupato a smarcarsi dalle accuse di ogni genere che gli piovono addosso, i palazzi del Centro storico continuano a crollare e non vorremmo che lui continuasse a demolirne quel poco che ne rimane, ma si adoperasse, invece, per tentare di salvarli, per puntellarli, per consolidarli in vista di una loro ristrutturazione.

Ieri pomeriggio sono crollati i solai di un altro palazzo sito nei pressi della Piazzetta Totonno Chiappetta e non vogliamo, come abbiamo già scritto pubblicamente, che il nostro sindaco-architetto, accorgendosene, si precipitasse a demolire, come ha appena fatto a Santa Lucia, quel palazzo o altri nelle vicinanze con la solita scusa del pericolo e con la carta della “somma urgenza”. Deve finire, però, questo giochetto di emettere ordinanze di sgombero di moltissime case del Centro storico per poi poter usare la carta vincente, perché non presuppone alcuna autorizzazione da parte di altri Enti, della “somma urgenza” per demolire gli edifici che, secondo il suo insindacabile giudizio, erano da sgomberare.

La senatrice Margherita Corrado ha appena presentato l’interrogazione parlamentare, il link in calce, sulle demolizioni selvagge fatte da Occhiuto nel Centro storico pochi giorni fa. La senatrice chiede al Ministro Franceschini di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra e sia in grado di riferire circa l'eventuale convocazione, prima delle demolizioni, da parte del segretario regionale del Ministero per la Calabria, della Co.Re.Pa.Cu., nonché sull'orientamento da questa espresso;

se possa spiegare perché sia stato consentito all'amministrazione Occhiuto di strappare un altro importante tassello della forma urbis di Cosenza, praticando una nuova e larga ferita nell'antico tessuto urbano, nonostante la palese incoerenza tra l'emergenza causata dal crollo dei solai di un palazzo e l'azione demolitoria intrapresa, indirizzata su immobili diversi e distanti da quello danneggiato;

se non ritenga necessaria e urgente la creazione di un tavolo tecnico tra il Comune e la competente Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio allo scopo di adottare una seria strategia di salvaguardia del tessuto urbano storico e per evitare, tra l'altro, che agli interventi finanziati con i 90 milioni di euro che proprio il ministro Franceschini destinò al centro storico cosentino, riservati però, per ragioni mai del tutto chiarite, all'edilizia pubblica, si accompagni la creazione, tutto intorno a quelli, di un esteso campo di rovine che potrebbe suscitare gli appetiti degli speculatori.

 

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=1300248

 

Sergio Nucci
"Buongiorno Cosenza"

BASTA CON LA DISTRUZIONE SELETTIVA DEL CENTRO STORICO

22/06/2021

 

I sottoscritti Partiti e Associazioni denunciano alcune azioni molto gravi che l’attuale Amministrazione comunale sta compiendo -senza alcun fondato motivo d’urgenza e, parrebbe, senza alcuna autorizzazione- degli Organi preposti, nel centro storico di Cosenza.

L’occasione di questi interventi distruttivi è stata data dalla sciagurata evenienza che pochi giorni fa sono crollati, dopo una pioggia, i solai di un palazzo patrizio nel quartiere di Santa Lucia, nel centro storico della città. Si teme che, a causa di questo crollo, il palazzo abbia subito danni alle strutture tali da renderlo pericolante. L’Amministrazione di Cosenza, per tutta risposta, è intervenuta iniziando a demolire un’altra casa, lontana alcune decine di metri del suddetto palazzo, ma che si affaccia sulla stessa, artificiale, “piazzetta” formatasi a seguito di altri crolli di consimili edifici antichi. Abbiamo scritto inizia a demolire perché il Sindaco ha minacciato di abbattere almeno altre due case, ma non quella della quale sono appena caduti i solai. Ci chiediamo il perché di questa ‘somma urgenza’ di demolire edifici che versano in cattive condizioni ormai da diversi anni e non intervenire, invece, sul palazzo i cui solai hanno appena ceduto.

L’Amministrazione di Cosenza avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione agli Organi competenti perché, ai sensi del D. Lgs. n. 42/2004, gli assi viari in un Centro antico -così come le cortine edilizie che vi si affacciano- sono di proprietà pubblica e di interesse storico e, pertanto, non possono essere soggette ad alcun lavoro, senza autorizzazione da parte del MiC. Vorremmo sapere anche -dal Segretario regionale del Ministero della Cultura, dottor Patamia- se è stata convocata, per queste demolizioni, la “Commissione regionale per la tutela del patrimonio culturale” che, a causa della complessità e dell’antichità del tessuto urbano di Cosenza, è l’unico organismo, secondo il DPCM n. 171/2014, che avrebbe potuto autorizzare un così drastico e irreversibile intervento.

L’area del Centro storico, e zone limitrofe, sita nel territorio del comune di Cosenza ha notevole interesse pubblico ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, ed è quindi sottoposta a tutte le disposizioni contenute nella legge stessa, con decreto ministeriale 15 luglio 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 14 agosto 1969. In aggiunta -con il decreto del 26 giugno 1992, sollecitato dalla nota n. 17375/87 del 12 marzo 1991 e dalla nota n. 5214 del 7 settembre 1991 della Soprintendenza B.A.A.S.- il Ministro per i beni culturali e ambientali ha dichiarato di notevole interesse pubblico il centro storico di Cosenza e anche le aree limitrofe.

L’Amministrazione in carica ha continuato, del resto, a disattendere le prescrizioni di tutela, prevenzione, valutazione della vulnerabilità sismica e riduzione del rischio, limitandosi a emettere ordinanze e a procedere con demolizioni in somma urgenza.

Come è stato di nuovo possibile strappare, dopo le demolizioni di Corso Telesio e Via Gaeta, quest’altro importante tassello della forma urbana di Cosenza, come è stato possibile che sia stata praticata un’altra larga e profonda ferita nell’antico tessuto urbano che non sarà più rimarginabile? Come è stato possibile che si demoliscano e che si voglia continuare a demolire con la ruspa -senza neanche, per quel che ci è dato sapere, una delibera comunale- questi edifici nel quartiere di Santa Lucia?

E non vale la rozza opposizione che questi edifici non presentano nulla di rilevante da un punto di vista architettonico e storico, perché il carattere principale del Centro storico di Cosenza non sta solo nei “monumenti”, ma nella sua formazione composita, armonica, irripetibile e, finora, miracolosamente quasi intatta. Come diceva Antonio Cederna, l’unicità dei Centri storici italiani consiste “nel complesso contesto stradale ed edilizio, nell’articolazione organica di strade, case, piazze, giardini, nella successione compatta di stili e gusti diversi, nella continuità dell’architettura “minore”, che di ogni nucleo antico di città costituisce il tono, il tessuto necessario, l’elemento connettivo, in una parola l’“ambiente” vitale”.

I sottoscritti Partiti e Associazioni chiedono con forza al Sindaco Occhiuto di fermare, subito, questa dissennata distruzione selettiva del cuore antico della nostra città.

Buongiorno Cosenza

Pse

Sinistra Italiana

Club Telesio

Progetto Meridiano

Cosenza Domani

Articolo Uno

Partito Democratico

Verdi

Rinascita Cosenza

Associazione Arcobaleno

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