In queste ore, così drammatiche per il nostro Paese, gli appelli ai nostri giovani ad evitare luoghi affollati e promiscuità pericolose si susseguono con giustificata insistenza. Atteggiamenti responsabili e prudenti possono davvero fare la differenza ed impedire al virus una diffusione ancora maggiore.
Tutto giusto, per carità, ma la realtà a ben vedere dice anche altro perché la cronaca, in maniera puntuale, continua a restituirci una mortalità che non riguarda le fasce più giovani del nostro Paese. Questi giorni di angoscia disegnano un quadro sconfortante soprattutto, se non esclusivamente, per i tanti anziani dei nostri paesi e delle nostre città.
Sono loro infatti le prime e più numerose vittime di questa epidemia. A loro dovremmo probabilmente rivolgere ancora più riguardo rispetto a quello – sacrosanto, ci mancherebbe - che dedichiamo a fasce più forti e meno vulnerabili. Ai tanti che provati dagli acciacchi degli anni non sono in grado di resistere alle insidie del virus. A loro davvero dovremmo pensare in questo momento. A loro dovremmo dedicare tempo ed attenzione.
Mi vengono in mente le tante scene nelle quali questi nostri “vecchi” fanno la fila ad un ufficio postale piuttosto che ad una banca o ad un CUP o finanche a una cassa di un supermercato. Vederli li, così soli e vulnerabili è la cosa che stringe il cuore.
E dunque rivolgo un accorato appello a quanti hanno un nonno o un parente anziano o un vicino ormai avanti negli anni di prendersene cura. Magari andando a ritirare la pensione o a fare la spesa o comunque a scongiurare che loro, soprattutto loro, possano recarsi in posti affollati e pieni di insidie.
Non c’è bisogno di ordinanze o decreti per aprire il nostro cuore in questo momento alla solidarietà verso chi è più debole e più esposto. Non aspettiamo che altri facciano quello che noi stessi possiamo fare.
Abbiamo un cuore grande come grande è il cuore di chi oggi è in trincea per sconfiggere il male. Ai tanti studenti costretti a ferie forzate chiedo di stare vicini ai propri anziani. Aiutateli ed aiutiamoci l’un l’altro.
Riempiamo di disponibilità e vicinanza questi momenti. Solo così riusciremo a passare la nottata.
Sergio Nucci
“Buongiorno Cosenza”
26/02/2020
L'elusione intenzionale dei vincoli di finanza pubblica integra il reato di falso ideologico
Pubblicata oggi, 26 febbraio 2020, la sentenza della Corte dei Conti Sezioni Riunite che rigetta il ricorso del Comune di Cosenza avverso al dissesto dell’Ente.
Trentasette pagine che smontano, punto per punto, l’impalcatura difensiva sottoposta al vaglio dei giudici per confutare le accuse dell’organismo contabile.
Nessuna sorpresa. Tutto come previsto. Solo ulteriori conferme di quanto, in tanti, negli anni, abbiamo detto e scritto, e censure, tante censure, ad un modus operandi che poteva portare solo a questo epilogo.
Tra le cose decise una più di altre, a mio avviso, merita di essere evidenziata: la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Cosenza “atteso che la delibera di approvazione del rendiconto di un comune è qualificabile come atto pubblico ex art. 479 cod. pen. sicché la non rispondenza a realtà dei dati ivi contenuti, può integrare gli estremi del reato previsto dalla predetta norma (Cass. pen. sentenza 14617/2018)”.
Chissà che qualche volenteroso giudice della nostra Procura non decida di dare un’occhiata “attenta ed imparziale” ai conti del Comune di Cosenza.
Sergio Nucci
“Buongiorno Cosenza”
22/02/2020
La fobia per il contagio da coronavirus non risparmia, giustamente, nessuno. Il pericolo incombente di imbattersi in chi è già stato infettato con il virus crea una sorta di latente angoscia che si esprime nei modi e nelle forme più disparate. Dalla semplice mascherina che si usa nei luoghi affollati alle aggressioni, non solo verbali, per i presunti untori dalla pelle gialla. Non c’è una misura e quel che è peggio non sembra esserci neanche una strategia da parte di chi dovrebbe sovrintendere alla salute pubblica. Tutto lasciato al buon senso e, a volte, al caso. Anche da noi la situazione non cambia. Mentre pensiamo di essere al sicuro da flussi migratori a rischio, ci rendiamo conto che situazioni di pericolosa promiscuità potrebbero nascondersi in eventi consolidati e ripetitivi. Uno di questi, la fiera di San Giuseppe, programmata per il mese di marzo, sta già facendo discutere l’opinione pubblica sulla sua opportunità. È indubbio che un evento così affollato qualche rischio potrebbe comportarlo, e proprio in virtù del paventato pericolo che possono fare le nostre autorità ?
Da un lato obbligare tutti gli espositori che verranno in città a sottoporsi al test del tampone per escludere qualsiasi contagio da coronavirus, dall’altro annullare l’evento per evitare sul nascere situazioni di pericolo per eventuali e non escludibili contagi.
La soluzione non è certo facile. Obbligare al test può essere utile se si ha la capacità concreta di controllare tutti, ma proprio tutti gli espositori. Per intenderci quelli ufficiali e quelli non censiti. Capacità che deve anche prevedere non solo il centro di verifica ma anche e soprattutto il centro di isolamento (ambulanze e barelle da isolamento). In assenza di tutto ciò resta praticabile l’altra ipotesi, ovvero evitare di dar luogo ad un evento che ha in se i crismi della pericolosità: grande flusso di individui non controllati e non controllabili, massima promiscuità, grande facilità di diffusione del contagio.
Come si vede terze vie non ne esistono. Toccherà dunque al sindaco, al prefetto ed anche al commissario dell’Asp di Cosenza decidere, e nel breve, cosa scegliere. Noi, fiduciosi, attendiamo.
Sergio Nucci
"Buongiorno Cosenza"
24/01/2020
Sbagliano coloro che ritengono che le parole di Berlusconi pronunciate a Tropea, nel comizio a sostegno di Jole Santelli, siano uno scivolone involontario di un attempato ottantenne. Sbagliano perché quello che hanno ascoltato è il Silvio andato in onda in tutti questi anni nel nostro Paese. Nè più nè meno.
Berlusconi pur essendo un po’, ma davvero poco, meglio di tanti che oggi giocano nella stanza dei bottoni con la vita degli italiani, dimostra oggi come allora che è del tutto inadeguato a svolgere il ruolo di premier, di capo di una coalizione politica, di rappresentante una parte del popolo italiano. Nè sorpresa, dunque, nell’ascoltare la greve battuta sul mancato congiungimento con la candidata governatrice della Calabria nè stupore per le crasse risate del pubblico presente. Similis cum similibus.
Disorienta invece l’assenza di reazione proprio della candidata.
L’accettare passivamente la battuta sessista del suo leader la trasforma in una sorta di sottoposto che pur di andare avanti è disposta a subire le peggiori cose. E quel riso imbarazzato ce la restituisce del tutto inadeguata per il ruolo che qualcuno ha scelto per lei.
Un siparietto quello di Tropea che conferma come è stata gestita in questi anni Forza Italia e quali particolari requisiti dovessero avere chi ne ha fatto e ne fa parte. Nessuna giustificazione per il Silvio nazionale ne per chi era con lui. Che dire quindi? Ai Calabresi che domenica andranno alle urne un appello: votate bene, diversamente preparatevi ad una politica champagne per il prossimo quinquennio boutade di Berlusconi comprese.
Sergio Nucci
"Buongiorno Cosenza"
06/12/2019
Andrò controcorrente ma nel vedere le foto dell'autostazione ho provato un sentimento di autentico orgoglio.
Si orgoglio. Sono orgoglioso che tanti miei conterranei siano più forti delle clientele, del pessimismo, del piatto pronto, del tutto è dovuto, dell’aiutino al momento giusto.
Sono orgoglioso che abbiano la forza, e che forza, di rinunciare ai propri affetti, alle proprie abitudini, pur di trovare fuori da qui la propria strada. E sono orgoglioso della forza di quei genitori, di quelle fidanzate, di quei figli che li lasciano andare perché consapevoli che chi parte, in fondo, sta rincorrendo il suo destino
Non mi va di commentare la politica o chi non ha permesso a quanti vanno via di realizzarsi a casa propria. Loro (i politici) saranno giudicati dalla storia. Io, invece, giudico loro (chi parte) e li ammiro sinceramente.
Tutti negli anni abbiamo avuto un fratello, una figlia, un parente un amico che hanno deciso di andare via e tutti sappiamo cosa ci è costato. Ma il prezzo che abbiamo tutti noi pagato il più delle volte è stato ripagato dalla buona vita che fuori da qui hanno avuto. Perché buona vita non significa solo aver raggiunto il successo, buona vita ha significato e significa potersi affrancare da un sistema clientelare-mafioso per ottenere un proprio diritto, metter su famiglia, non dover piegare il capo al potente di turno.
E non invidio chi non è riuscito ad andare via perché ancora oggi questa terra è troppo spesso amara. Amara con i suoi figli, amara con le sua storia e amara con il suo futuro.
Arriverà il giorno in cui tanti figli di Calabria torneranno nella loro terra. Arriverà. Ma per arrivare noi che restiamo dobbiamo saper capire cosa ci dicono quei volti nel momento del distacco. Perché nei loro occhi, nelle lacrime dell’addio c’è solo un appello, una preghiera: voi che restate cambiatela questa terra.
Sergio Nucci
"Buongiorno Cosenza"
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